Vaccinazione

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C’era una volta la Polio …

Amava girarsene per il mondo senza preferenze particolari di luoghi; era molto attratta dalla specie umana. Una volta entrata nell’organismo attraverso l’intestino, andava a nascondersi nei nervi del midollo spinale; non arrivava quasi mai ad uccidere chi la ospitava, ma l’intrusione nel sistema nervoso provocava velocemente l’alterazione della funzionalità soprattutto degli arti inferiori che rimanevano lesionati per il resto della vita.

In particolare i bambini si svegliavano il mattino con le gambe già paralizzate e pochissime possibilità di guarigione. All’inizio degli anni ’50 i bambini colpiti erano così numerosi (anche 8.000 all’anno solo nel nostro Paese)  che a Bologna l’ospedale Gozzadini (oggi S.Orsola) aveva istituito un reparto completamente dedicato alla loro riabilitazione.

Le cure non avevano lo scopo di raggiungere la guarigione, si prefiggevano soltanto l’obiettivo di limitare i danni permettendo al bambino il minor danno funzionale possibile. Nel 1954 in un solo anno il Gozzadini ricoverò mille nuovi casi di polio, che si sommarono ai casi degli anni precedenti.

In quegli anni un famoso infettivologo che si chiamava Salk riuscì a mettere a punto un vaccino antipolio utilizzando virus uccisi, veniva somministrato tramite iniezione e proteggeva finalmente i nuovi nati dal rischio di infezione.

Il virus però continuava tranquillamente a girare tra le persone; entrava  dalla bocca e usciva con le feci e molte persone fungevano da serbatoi del virus : erano i cosiddetti portatori sani. Chi non era vaccinato continuava ad ammalarsi come prima; infatti in molte regioni dell’Italia meridionale molti bambini non vaccinati continuavano ad ammalarsi.

All’inizio degli anni ’60 un altro infettivologo ancora più famoso (fu insignito del premio Nobel) che si chiamava Sabin, capì che per sconfiggere il virus occorreva impedirgli di sopravvivere nell’intestino dell’uomo. Mise a punto un vaccino fatto con virus vivi ma privo del potere di danneggiare il sistema nervoso; nelle persone vaccinate il virus non poteva più vivere all’interno dell’intestino.

Senza più il serbatoio umano il virus della polio non è più stato in grado di sopravvivere nell’ambiente e dal 1981 in Italia nessun bambino si è più ammalato di polio.

Rispetto al vaccino precedente di Salk però il vaccino vivo di Sabin presentava dei rischi maggiori; 1 caso ogni 700000 vaccinati (circa 1 caso all’anno in Italia) poteva sviluppare sintomi simili a quelli prodotti dalla malattia.

Dopo solo 40anni di utilizzo del vaccino di Sabin il virus della polio è sparito in quasi tutto il mondo (rimane ancora in piccole zone dell’Africa e dell’Asia) e pertanto le autorità sanitarie hanno potuto decidere nel 1999 di tornare al vecchio vaccino di Salk privo di effetti collaterali.

E’ la prima volta che in medicina si torna indietro, in pratica l’attuale generazione di adulti si è un po’ sacrificata e ha permesso ai bambini nati negli ultimi anni di essere vaccinati con un vaccino vecchio ma più sicuro. Fra qualche anno quando la polio sarà sparita da tutto il mondo nessuno avrà più bisogno di essere vaccinato e si realizzerà la massima secondo la quale l’obiettivo della medicina è eliminare la propria necessità.

E’ successa la stessa cosa con il vaiolo che uccideva milioni di persone ogni anno, fino al 1978 è stato vaccinato praticamente tutta l’umanità e oggi che il vaiolo è sparito dal pianeta nessuno dei nostri figli ha più bisogno di essere vaccinato contro il vaiolo, ma questa è un’altra favola……