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Una città a misura di bambino

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Una città a misura di bambino

Bisogna avere il coraggio di scegliere un nuovo parametro: il bambino. Si tratta di abbassare l’ottica fino all’altezza del bambino, comprenderne le particolarità semplici e genuine, e accettarne la diversità come garanzia di tutte le diversità: “quando la città sarà più adatta ai bambini sarà più adatta per tutti  (Tonucci).

La città educativa è quella che diventa familiare al bambino, è quella che lui sente amica e non ostile al punto da stimolare in lui “l’assunzione di comportamenti ed atteggiamenti responsabili di protezione e di cura nei confronti del proprio ambiente e, insieme, lo sollecita a porsi come soggetto capace di suggerire soluzioni originali e creative per risolvere i problemi e promuovere sviluppo” (Frabboni, Guerra).

Il bambino aggiunge una specifica visione del mondo e delle cose. Il suo sguardo sulla città è corporeo, concreto, naturalmente ecologico; è uno sguardo orientato al benessere, carico di affetti, di desideri, di possibilità; è uno sguardo libero da pregiudizi e non viziato da logiche di mercato; è infine uno sguardo aperto al futuro, alla fantasia, alla sperimentazione.

Lo spazio nella concezione del bambino non è una misura astratta di relazione fra oggetti. Le possibilità che lo spazio regala derivano da rapporti che non sono definiti, né tantomeno razionalmente definiti. Il bambino vive in un mondo in cui il simbolo predomina sul significato. I bambini vivono nel qui e ora; il tempo è un attributo degli eventi, non ne determina la successione, è una dimensione soggettiva.

La lezione che quotidianamente i più piccoli rivolgo agli adulti è la capacità di vivere in modo non alienato per riappropriarsi della città “come di un luogo in cui oltre a svolgere delle funzioni stabilite, ci si possa abbandonare all’evento e all’occasione” (Baldeschi).

Agli occhi di un bambino, una città che non può essere uno spazio di libera circolazione e di gioco, rischia di diventare un ambiente inquietante e minaccioso. Riconciliare i bambini e le città significa offrire ai più giovani la possibilità concreta e gli strumenti culturali per conoscere, esplorare, usare, amare la città e, quando saranno adulti, prendersene cura.

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Vi segnaliamo i principali documenti che tutelano la progettazione e la gestione degli spazi urbani nell’ottica dell’infanzia e delle famiglie. Alcuni sono importanti documenti internazionali, altri sono leggi nazionali e regionali; purtroppo soltanto in parte queste indicazioni vengono applicate. Ve li proponiamo con la speranza che una maggiore conoscenza e divulgazione ne favorisca la loro applicazione, nella convinzione che dipende da ognuno di noi iniziare a trasformare le città a misura di bambino.

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Materiale tratto dalla tesi di laurea di Elisa Boni “La vita del bambino nella città: percorsi di autonomia in uno spazio arricchito e progettato

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